Un triste carnevale?
Viviamo in un tempo in cui tutti sembrano indossare qualcosa che non gli appartiene, un sorriso di circostanza, un ruolo comodo, una verità adattata agli occhi degli altri, e così finiamo per confondere l’apparenza con l’essenza, il rumore con il valore, la folla con la direzione.
Ci perdiamo tra parole leggere e promesse veloci, dimenticando che l’autenticità non ha bisogno di maschere né di applausi, ma solo di coraggio, quello silenzioso di restare fedeli a ciò che siamo anche quando sarebbe più facile uniformarsi.
Forse la vera forza non è saper cambiare volto a seconda della scena, ma restare coerenti quando tutto intorno invita a recitare, perché è solo nella nudità della verità che si ritrova dignità, e solo scegliendo di non partecipare al carnevale delle finzioni si riscopre il valore raro e potente della propria identità.
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