Mosegòti de ciaro

[Gianni Spagnolo_©_26D9]

Questi ricorrenti venti di guerra e le nefaste e incerte prospettive che li accompagnano, stanno un po’ minando le nostre consolidate abitudini e certezze. 

Sicurezze che sembravano granitiche, come disporre sempre di cibo ed energia a sufficienza, almeno a considerare gli ultimi cinquant’anni. Tanto e forse più mi pare sia passato dall’ultima volta che è mancata improvvisamente la corrente. 

Quand’ero bambino, ossia negli anni Sessanta dello scorso secolo, certezze ce n’erano di meno; fra queste proprio la continuità della corrente e il segnale dell’antenna (per chi già aveva la TV). Il cibo, fortunatamente, non era più in discussione; al massimo capitavano i fìlese nell’acqua o il ranso del salado. La corrente saltava specialmente in occasione del maltempo del tardo autunno, quando già  ci si era ritirati in casa. Allora s’imponeva, ai miei occhi di bambino, un’atmosfera quasi magica, ovattata, rievocativa di abitudini passate. Si ricorreva alla luce fioca delle  candele, si giocava a carte, si raccontavano storie alla luce tremolante di mosegòti di candela, frettolosamente recuperati dai scafìti e accesi quà e là.

Nei cassetti di casa nostra, come penso in tutte le abitazioni del paese, allora c’era una quantità di cose, spesso inutili, rotte o spaiate, frutto dell’abitudine a no trar via mai gnénte, che la podarìa senpre vegnér bona. Quello che non mancava mai erano appunto le candele. Si trattava di mozziconi, di varie fogge e dimensioni; mosegòti, per dirla alla nostrana.

Credo che non mancasse un cassetto dove non ce ne fosse almeno uno. Erano lì, fastidiosamente rotolanti ad ogni apertura e chiusura, a portata di mano e pronti alla bisogna. Così anche per i fuminanti, ma, alla peggio, si poteva ricorrere al fuoco della stufa.

Io godevo quando mancava la corrente e si stabiliva questa forma primordiale d'illuminazione, che modificava e rendeva più intime le relazioni, imponeva ritmi lenti e palesava quel po’ di precarietà che allora non era ancora eccezionale. Anche le presenze di casa, nella penombra tremolante di quelle luci, un po' si trasfiguravano. Sembrava quasi che rientrassero nel consesso domestico anche le anime dipartite dei familiari, forse perché quella situazione si prestava a rievocare i ricordi.

Oggi sarebbe impensabile far a meno della corrente elettrica, dato che ormai tutto è alimentato da essa. Per la luce soccorrerebbero certamente le moderne torcette a led, che durano una vita; ma mi sa che non è la stessa cosa!

Le uniche candele che forse ancora abbiamo nei cassetti, sono quelle sottili del battesimo dei figli. Un'oscura profezia apocalittica prevede che nei tre giorni di buio in cui incorrerà l'umanità arderanno solo le candele benedette. Chissà!

Commenti

  1. Quante fantastiche e fantasiose emozioni al dolce tremolare dei mosegoti...

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  2. Mosegoto viene da Valdagno nela nostra vale se diseva "rosegoti"

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