Le Tracce
Forse perché non evidenti, forse perché lievi…
Ci vuole silenzio per riconoscerle.
Una misura buona di silenzio:
il coraggio di fermarsi da un inutile, vuoto, correre e rincorrere.
Comprenderemmo allora la voce della nostalgia che
piange nel cuore
e grida e cerca mendicante insaziabile di una vita che
non possiamo darci da soli.
Hai lasciato dovunque tracce di Te.
Ma il cuore vaga lontano e si disperde e non trova mai pace.
Chi sei, Tu che ancora ci chiami, inviti,
cerchi, nonostante gli esiti del nostro ripetuto errare?
Parla al cuore come solo tu sai fare.
Rimuovi quella pietra che lo sovrasta.
Toccalo con la tua vita risorta.
Guarisci il nostro guardare, perché torniamo ad
accorgerci di quelle numerose tracce disseminate in
noi della tua viva presenza.
«È scesa quaggiù la vita nostra, la vera vita;
si è caricata della nostra morte per ucciderla
con la sovrabbondanza della sua vita
e ha fatto risuonare con forza il suo richiamo
perché noi risalissimo da quaggiù a lui,
a quel luogo inaccessibile da dove egli venne a noi…
Non si attardò, ma corse,
gridando con le parole, con i fatti, con la sua morte, con la sua vita,
che tornassimo a lui:
per questo era sceso, e per questo poi risalì
e scomparve agli occhi nostri
perché tornassimo nell’intimo del nostro cuore
dove lo avremmo ritrovato…»
(Agostino-Confessioni)
Monache Agostiniane
Rossano Calabro

Commenti
Posta un commento