La peonia
C’era chi proteggeva il vento, chi la pioggia, chi la luce del mattino.
Alla peonia, però, non era stato assegnato nulla.
Passavano le stagioni e lei cresceva senza sapere cosa proteggere.
Gli altri fiori svolgevano il loro compito, mentre lei restava lì, piena e silenziosa, come in attesa.
Un giorno di primavera, una lunga pioggia cadde sui campi, più intensa del solito.
Quando cessò, nell’aria rimase una sensazione strana, difficile da spiegare:
non era tristezza, ma nemmeno gioia.
Era tutto ciò che gli uomini non avevano detto. Erano le parole rimaste sospese, gli
abbracci non dati, gli addii trattenuti.
Nessun fiore voleva accoglierli.
Erano troppo fragili, troppo ingombranti.
La peonia allora si aprì, proprio per raccogliere.
Uno ad uno, quei frammenti invisibili trovarono spazio tra i suoi petali.
E più li accoglieva, più il fiore diventava grande, fitto, quasi traboccante.
Quando il sole tornò, nessuno si accorse di ciò che era successo, ma la peonia era cambiata.
Non era più un fiore qualunque.
Era diventata il luogo dove ciò che non viene detto può restare senza andare perduto.
Per questo i suoi petali sono così numerosi, così raccolti uno dentro l’altro.
Si dice che, se si avvicina il volto a una peonia, tra il suo profumo lieve, si possa sentire qualcosa che somiglia a un ricordo. Non il proprio.
Ma quello di qualcuno che non ha trovato le parole.
La casetta in campagna

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