La margherita

 


Si racconta che un tempo, in primavera, la terra amasse vestirsi di colori vivaci e brillanti. I prati si riempivano di fiori rossi, viola, azzurri, e ogni petalo sembrava voler attirare lo sguardo, come in una festa.

Il sole, dall’alto, osservava quel tripudio con attenzione. Più guardava però, più sentiva che mancava qualcosa.

Non un colore nuovo, ma una presenza diversa. Un fiore che non volesse solo stupire. Così, una sera, quando la luce iniziava a farsi più morbida, il sole parlò alla terra:

«Hai creato fiori splendidi, ma ne manca uno che sappia essere semplice e lieve come un sorriso.»

La terra rimase in silenzio.

Non era facile creare qualcosa che non cercasse a tutti i costi di emergere, ma decise di provare ugualmente. 

Quella notte si mise al lavoro con gesti amorevoli. Raccolse un pizzico di chiarore dalla luna, quello che resta sospeso quando tutto tace, e lo lavorò in piccoli petali. Poi prese una briciola di luce dal sole, calda e dorata, e la posò al centro, come un cuore.

Quando giunse l’alba, in mezzo al prato ancora silenzioso, nacque un primo fiore.

Non era grande.

Non aveva colori accesi.

Ma stava lì, aperto, senza timore.

Gli altri fiori lo guardarono con curiosità.

Alcuni sussurrarono:

«È troppo semplice.»

Altri nemmeno lo notarono.

Ma il sole, quando lo vide, si fermò, piacevolmente stupito.

La margherita non era vistosa, non cercava attenzione, ma restava lì, semplice e aperta, come chi non ha paura di mostrarsi per ciò che è.

Intorno a quel primo fiore ne nacquero altri.

Poi altri ancora.

Così le margherite iniziarono a mescolarsi al verde dei prati, stando accanto agli altri fiori senza però volerli mai superare.

Da quel giorno, si dice che le margherite siano nate per ricordare che la bellezza più vera non ha bisogno di farsi notare.


La casetta in campagna

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