La luna

 


Ogni notte, la luna cambiava appena e in quel cambiamento si cercava un ritmo, un modo di fare le cose al momento giusto.

Quando la luna cresceva, sottile all’inizio e poi sempre più piena, si diceva che tirasse verso l’alto.

Era il tempo buono per seminare ciò che doveva nascere sopra la terra: insalate, grano, piante che cercano la luce. Come se quella forza silenziosa aiutasse i germogli a salire, a farsi strada verso il cielo.

Con la luna piena si pensava che non fosse il momento giusto per iniziare.

La terra, sotto quella luce tonda e forte, sembrava trattenere più che dare. I semi potevano germogliare troppo in fretta, crescere deboli, sbilanciati. Così molti aspettavano che la luna cominciasse a calare, che si svuotasse un poco.

Quando invece cominciava a calare, perdendo luce notte dopo notte, il ritmo cambiava.

Allora si affidava alla terra ciò che cresce nascosto: radici, tuberi, tutto ciò che affonda invece di salire. La luna, in quel momento, sembrava richiamare verso il basso, accompagnare ciò che resta sotto.

Arrivava infine, la luna nuova.

Il cielo si faceva scuro, senza appigli. Era un tempo di pausa, quasi di attesa. Non si faceva molto, si lasciava stare. Come se la terra e il cielo avessero bisogno di un momento per ricominciare da capo.

E poi, senza accorgersene, tutto tornava a crescere.

La luna riappariva sottile, e con lei riprendevano anche i gesti.

Sempre uguali, sempre diversi. 


La casetta in campagna

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