La lanterna
La stalla odorava di fieno e di quel calore animale che tiene lontano il freddo della notte. Fuori il vento correva nei campi scuri, ma lì dentro il tempo sembrava muoversi più lentamente.
Il pastore restava seduto su uno sgabello basso, con il cappello calcato sulla testa e le mani grandi appoggiate sulle ginocchia.
Ogni tanto allungava una mano per accarezzare una pecora, quasi per rassicurarla. Non dormiva molto in quei giorni. Era il tempo delle prime nascite e la stalla diventava un luogo di attesa.
A un tratto una pecora agitava piano la paglia. Nel silenzio della notte un agnello veniva al mondo, fragile come una foglia nuova.
Per qualche istante restava immobile sulla paglia, poi provava a sollevarsi su quelle zampe sottili che tremavano appena. La madre lo cercava con il muso, lo spingeva dolcemente verso il suo calore.
Il pastore guardava quella scena con gli occhi tranquilli di chi l’ha vista tante volte eppure non smette mai di stupirsi. Ogni nascita portava con sé qualcosa di semplice e grande allo stesso tempo.
All’alba usciva un momento sulla soglia, inspirava l’aria ancora pungente mentre i campi dormivano ancora sotto un pallido cielo.
Dietro di lui, nella penombra tiepida della stalla, c’erano nuovi belati sottili che rompevano il silenzio. Prima ancora che nei prati o sugli alberi, la primavera era già nata lì, sulla paglia.
La casetta in campagna

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