Ingegneri d'altri tempi... e dopo dite...


Quando l’imperatore Traiano ordinò la costruzione della Colonna Traiana nel 113 d.C., gli ingegneri romani si trovarono di fronte a un problema che nessun manuale poteva risolvere.

Il monumento non fu scolpito da un unico blocco di pietra. Fu invece realizzato con 18 enormi cilindri di marmo di Carrara, ciascuno del peso di circa 40 tonnellate. 

Prima che i blocchi venissero sollevati e posizionati, gli operai avevano già scolpito all’interno di ognuno una scala a chiocciola. Una volta impilati, questi segmenti interni dovevano combaciare perfettamente per formare una scala continua alta quasi 30 metri.

Oggi, all’interno della colonna, i visitatori possono ancora salire i 185 gradini della scala a spirale.

Ciò significa che gli ingegneri romani dovettero calcolare con precisione assoluta l’orientamento, l’angolazione e l’allineamento di ogni singolo tamburo di marmo prima che venisse sollevato con gru azionate da carrucole, argani e forza umana.

Se anche un solo blocco fosse stato ruotato leggermente, la scala non si sarebbe collegata.

Se anche un gradino fosse stato scolpito solo pochi centimetri più alto, il passaggio si sarebbe interrotto.

Eppure, il sistema funzionò perfettamente.

All’esterno, la colonna è avvolta da un rilievo a spirale lungo circa 200 metri, che raffigura le vittorie dell’imperatore nelle guerre daciche.

La decorazione gira 23 volte attorno al fusto, raccontando in modo continuo le imprese dei soldati romani: costruzione di ponti, marce nelle foreste e battaglie contro il regno dei Daci.

Quasi due millenni dopo, la colonna è ancora in piedi nel Foro di Traiano.

Non solo come opera d’arte, ma come prova della straordinaria precisione dell’ingegneria romana.

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