Immagina di svuotare un terzo dell'Italia
Non per una guerra, non per una calamità naturale. Per fame, per terra, per la speranza di guadagnare qualcosa che qui non esisteva.
Dal 1861 al 1985 — in appena 124 anni — hanno lasciato il paese quasi 29 milioni di persone.
Ventinove milioni.
Di questi, quasi 19 milioni non sono mai tornati. Hanno messo radici altrove, cambiato lingua, cambiato cognome, cambiato continente. E molti hanno smesso anche di chiamarsi italiani.
Per capire la scala: oggi l'Italia ha circa 59 milioni di abitanti.
Significa che nel corso di poco più di un secolo sono emigrati definitivamente quasi un italiano su tre rispetto alla popolazione attuale.
E qui arriva il bello.
Non stiamo parlando di un flusso uniforme. Ci sono stati picchi brutali. Solo nel decennio 1901-1910, le partenze registrate dall'ISTAT superavano i 600.000 all'anno. Ogni anno, per dieci anni di fila.
Nei primi decenni post-Unità era il Nord a svuotarsi: Veneto, Friuli, Piemonte. L'86,7% degli emigranti nel 1876 veniva dalle regioni settentrionali. Poi il pendolo si è spostato. Dal 1901 il Mezzogiorno ha preso il comando, con province come Agrigento e Cosenza tra le più colpite in assoluto.
Le destinazioni cambiano a seconda del periodo.
Prima le Americhe — Argentina, Stati Uniti, Brasile — per chi cercava terra. Poi, nel secondo dopoguerra, l'Europa industriale: solo verso Germania e Belgio sono partiti complessivamente oltre 12 milioni di persone tra il 1946 e il 1985.
Spoiler: la maggior parte erano contadini.
Non ingegneri, non professionisti. Braccianti senza terra, famiglie intere che partivano con una valigia di cartone e un biglietto di sola andata. L'emigrazione italiana di massa è stata, nella stragrande maggioranza dei casi, una fuga dalla povertà agraria — strutturale, cronica, ignorata dal neonato Stato unitario.
Gli storici e le fonti ISTAT classificano questo fenomeno come uno dei più grandi esodi volontari della storia moderna. "Volontari" nel senso tecnico del termine: nessuno li ha deportati. Ma quando la scelta è tra restare a morire di stenti o partire, quanto è davvero libera quella scelta?
Il numero di 29 milioni supera la popolazione italiana del 1861, che era di circa 26 milioni di abitanti.
Cioè: in un secolo, l'Italia ha esportato più persone di quante ne avesse al momento della sua nascita come Stato.
Quello non era un paese che perdeva gente.
Era un paese che si perdeva.
In breve:
Dal 1861 al 1985 quasi 29 milioni di italiani sono emigrati all'estero.
Di questi, circa 19 milioni non sono mai rientrati in Italia.
È considerato uno dei più grandi esodi volontari della storia moderna.
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Giulio
RispondiEliminaSono un Émigrante e faccio parte degli 800 e piu cittadini di Valdastico inscritti a l'A.I.R.E (anagrafe italiani résidenti a l’Estero) Possiamo scrivere tutti i numeri che vogliamo,pero ci sono delle realta. implacabili ! Fino che non saremo in grado di creare posti di lavoro durabili,fino che non avremo fiducia nell’avenire, la gente partira.Parliamo sempre dell’Italia nel suo insieme, pero bisogna dire che prima del période 1920- 1945 gia allora c’era stato una forte immigrazione 1890- 1935..E che a l’uscire della guerra certi responsabili dicevano: Imparate une lingua e partite!!! Ma rimaniamo a San Piero ,siamo un paese di anziani ,l’Italia e il paese Europeo piu vecchio,ci sara bene une ragione! La contra dei Valeri che e una meraviglia ,fino agli anni 1946/ 47 c’erano 45 abitanti!!!Non vorrei che tra qualche decenno San Piero diventi un Valeri! Bis !!Non ho la soluzione ! Pero abbiamo d'elle attivita di oggi:Montagne,Sentieri,Palestra roccia, Ferrata ;Lo penso veramente che si puo fare qualche cosa.Certi dicono che bisogna fare bambibi!! Anche li ,i 20 milioni di Italiani sono partiti da tanto tempo,e molti continuano a farlo ancora,perche?? Abbiamo il diritto di porsi la domanda.
Non pensiamo pero che gli Italiani fossero i soli a emigrare!! Nel mondo ci sono piu di 50 mille personne che emigrano ogni giorno.
Resterebbero solo gli extracomunitari venuti da noi in cerca di fortuna
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