Il calvario e il battito di Arsiero - una storia che continua



C'era un sentiero ad Arsiero che non aveva bisogno di cartelli per essere riconosciuto. Tutti lo chiamavano semplicemente "Il Calvario". E chi conosce la storia del nostro paese sa bene il perché.

Non era un percorso religioso, ma la via crucis quotidiana di centinaia di nostri nonni, bisnonni (uomini, donne e giovanissimi) che ogni giorno, all'alba o nel cuore della notte, scendevano dal paese giù verso il torrente Posina. Destinazione: la storica Cartiera Rossi.

Se la discesa era ripida, provate a immaginare il ritorno. Il vero "calvario" era risalire quel sentiero scosceso dopo turni di lavoro massacranti di 10 o 12 ore, con i vestiti umidi, le orecchie piene del frastuono dei macchinari e la stanchezza che spezzava le gambe. Passo dopo passo, respiro dopo respiro, per tornare a casa. Quel sentiero, che passava vicino all'ex filanda, è letteralmente intriso del sudore e dei sacrifici della nostra gente.

La Cartiera Rossi è stata per un secolo il cuore pulsante di Arsiero. La sua sirena scandiva i ritmi di tutto il paese. Lì si produceva carta famosa nel mondo e si dava da mangiare a intere generazioni.

Spesso, guardando giù in valle, si pensa a quell'epoca d'oro solo al passato, come a un pezzo di archeologia industriale. Ma c'è una cosa importante da ricordare: la storia non si è mai fermata del tutto.

Ancora oggi, infatti, una parte di quell'anima industriale vive e lavora: la Cartotecnica Rossi è attiva, produce e porta orgogliosamente avanti la secolare e gloriosa tradizione della carta ad Arsiero. Un filo rosso che non si è mai spezzato tra il sudore di chi percorreva il "Calvario" ieri e chi continua a lavorare oggi.

Flores Munari

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