Gli animali "sentono il tempo cambiare"?

 


In campagna si diceva che gli animali sentissero il tempo prima ancora che cambiasse.

Il cane, ad esempio, quando il gelo era in arrivo, si faceva più silenzioso e cercava di dormire raggomitolato, con il muso nascosto tra le zampe. 

Il gatto era il più osservato. Se passava l’intera giornata vicino al camino, con la coda ben raccolta, l’inverno non aveva ancora finito di dire la sua. Ma se lo si vedeva stirarsi al sole, anche solo per pochi minuti, era segno che la stagione si stava lentamente aprendo, come una porta socchiusa. Quando, infine, si puliva con insistenza le orecchie era segno di pioggia in cammino.

Le galline parlavano a modo loro: ferme, accovacciate e poco rumorose annunciavano neve o brina; se invece becchettavano nervose o si muovevano senza posa, un cambiamento meteorologico imminente era vicino. 

Gli uccelli selvatici volavano bassi quando il freddo sarebbe durato ancora. Vederli posarsi vicino alle case o sui rami più bassi, voleva dire che cercavano riparo e che l’inverno era ancora forte. Un canto improvviso, in pieno gennaio, faceva sorridere: era considerato un segno di respiro, un piccolo cedimento del gelo.

Anche le bestie da stalla avevano il loro linguaggio. Se si stringevano l’una all’altra, se mangiavano piano o si muovevano poco, il freddo sarebbe rimasto. Se invece si agitavano e scalpitavano, allora il tempo stava cambiando.

La casetta in campagna

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