Finchè il cuculo non canta tre volte non arriva la primavera
E ieri, 13 aprile è arrivato!
Il primo canto è come una porta socchiusa: fa entrare un filo d’aria nuova, ma il freddo è ancora lì, nascosto nell’ombra dei fossi.
Il secondo è un battito più sicuro, un richiamo che attraversa i rami e si posa sui tetti, ma la terra resta prudente, non si scopre ancora.
È al terzo canto che qualcosa cambia davvero. Non si vede subito, ma si sente. L’erba si distende, le gemme si tendono verso la luce, perfino il silenzio dei campi si fa più morbido.
La primavera vuole essere chiamata con pazienza, vuole essere certa di essere attesa. Tre volte, come si fa con le cose preziose.
E allora il bosco resta in ascolto. I rami non si affrettano, i prati trattengono il respiro, i fossi continuano a mormorare piano. Tutto sembra sospeso, come se la terra stesse contando sottovoce.
Solo il cucù che insiste tra gli alberi e la stagione nuova che, finalmente, attraversa i sentieri.
La casetta in campagna

Commenti
Posta un commento