Cognomi strani e vecchi sigilli

   Fra i motivi che m’hanno indotto ad indagare a fondo sulla storia della mia stirpe, ossia degli Spagnolo provenienti dalle montagne racchiuse tra le valli dell’Assa e dell’Astico, è stata la particolarità di questo cognome evocante una qualche improbabile relazione con la Spagna. 

   Spagnolo è presente da molti secoli tra l'Adige e il Brenta, essendo documentato a Trento fin dal 1171 e a Verona nel 1285. Tuttavia, all’epoca la Spagna neppure esisteva come nazione e i suoi abitanti venivano identificati in base ai regni di provenienza, peraltro ancora in formazione: Castiglia, Aragona, Navarra, ecc. Fu solo alla fine del Medioevo che la Spagna assurse a regno e denominazione unitaria e di lì a potenza mondiale. 

   Ne erano consapevoli gli studiosi Schmeller e Battisti, che ritennero derivare il cognome “Spagnolo” dalla voce longobarda “Espan”, nell'accezione di: “pascolo vicino all'abitato”, etimo presente anche nell'antico e medio alto-tedesco e rimasto nei suoi retaggi dialettali. La contrazione del demotico: “espanier, … spanier” nell'antica lingua, si prestava ad essere tradotta in italiano con “spaniolo" oppure  "spagnolo”, equivocandone l'originale significato.

   Lunghe e laboriose ricerche, m'hanno ora confermato che si tratti proprio della maldestra italianizzazione di un soprannome cimbro, come spesso è avvenuto nei nostri paesi. Da documenti riferibili ad un mio avo settecentesco, sono infatti emersi elementi che legano il nome di famiglia al demotico d’origine, ossia Albaredo di Rotzo. Non già alla radice "Espan" nel significato esposto sopra, bensì ad "Espe", intesa come denominazione cimbra del pioppo tremulo. Lo spunto deriva dal disegno d’un sigillo che riporta uno scudo crociato accantonato di due galli cedroni rampanti e di due foglie di pioppo tremulo. La grafia è slabbrata e vergata su carta riciclata, ma permette tuttavia di leggerne le scritte nel duplice cartiglio che lo corredano: “Semper sursum Spagnolo” / “Hortan hoogar Espanar”.

    Si tratta dello schizzo d’uno stemma corredato da un motto, scritto in latino e cimbro con una frase di uguale significato: “Sempre più in alto Spagnolo – Sempre più in alto Espanar”.  Ciò fa intuire che “Spagnolo” ed “Espanar” rappresentino il nome di famiglia nelle due lingue, altrimenti non avrebbe senso la scritta. Originale e avvalorante questa interpretazione è anche l'insolita associazione del nome al motto. Non mi stupisce la rappresentazione dell’urogallo, emblema che ricorreva nell’iconografia di famiglia ed evoca forza silvestre, identità locale e fierezza. Le foglie sono invece una novità: si tratta evidentemente di foglie di pioppo tremulo, vista la loro forma e la tipica lunghezza del picciolo. La ripetizione speculare delle figure dovrebbe avere anch'essa un significato, come pure la croce, essendo intuibile trattarsi d'uno stemma parlante. Risulta tuttavia difficile interpretarlo correttamente a distanza di secoli. Potrebbe evocare due rami familiari differenziatesi nel tempo, come effettivamente avvenuto nella Rotzo/Roana del XVI secolo.      
   Il pioppo tremulo in dialetto vicentino si chiama “àlbara o albaréla” e il suo bosco “albarédo”. Ecco dunque affiorare il legame con Albaredo, luogo d’origine dell’autore e al cimbro, sua lingua madre. Qui ci soccorre quanto scrisse l’abate Agostino Dal Pozzo: «Albaredo, in tedesco Aspach, contrada di Rotzo, forse fu così appellata per le molte pioppe tremule, ossia alberelle, che v’erano». Espa (pioppo tremulo) da cui Aspach (luogo dei pioppi tremuli) è dunque l’etimo cimbro di Albaredo. Analogamente ad “Espanar”, che identificherebbe appunto, col suffisso “-nar”, colui che proviene dal luogo delle “Espe”, ossia dei tremuli. Un verosimile precursore di Asbar, dunque, che è il più recente etnonimo di Albaredo/Aspach. 
   Spagnolo era dunque in origine un soprannome di provenienza che identificava un ramo degli Slaviero di Rotzo, fissatosi infine in cognome alla metà del XVII secolo [Link].

   L’avo settecentesco che ci ha tramandato questo disegno è il Domenico Spagnolo che si trasferì da Albaredo a San Pietro in Val d’Astico alla metà del XVIII secolo. È tuttavia probabile che gli appartenga solo la scritta: “S. P.ro di Val d’Astico” che compare nell’angolo in basso e non il disegno ed i cartigli, che hanno diversa impronta. Inoltre, sul piedistallo di questa sorta di capitello è leggibile una data: “MDCLXI”, ossia 1661. Ciò fa supporre trattarsi del ritaglio di un documento riferibile ad un secolo prima e ad un omonimo Domenico, nome ricorso per secoli nella nostra famiglia. 

   Da quel che si può evincere dalle scarne tracce lasciate, questo precursore è persona un po' atipica per gli standard paesani del tempo. Esercitava la professione di sarto, era alfabetizzato, s'interessava di politica e aveva estese relazioni con le famiglie ragguardevoli della Valle. Come i Cerato di Forni, i Sartori Braidi e i Rossati Galeni di Maso Scalzeri. Suo fratello Tommaso aveva sposato donna Chiara Cerato. I Rossati, con i quali poi s’imparentò il nipote Ferdinando, avevano uno stemma con un gallo sormontante una colonna, affrescato sull'ingresso della loro grande magione settecentesca. Forse preso in questo contesto conservò e riprese quello stemma parlante, volendo rappresentare l’ascendenza del proprio cognome e la sua lingua madre.

   Stemmi di famiglia e di cittadinanza non erano infrequenti all’epoca, specie nell’area d’influenza trentina, come per i Rossati, i Leoni, gli Slaviero, i Mattielli, i Marangoni e altri dei nostri paesi che non si sono tramandati. Spirito d’elevazione che si evince anche dal motto, vergato in latino.“Hortan” è una locuzione per “sempre” peculiare del cimbro parlato a Rotzo, mentre “hoogar” per “più in alto” è scritto con la “a” invece della “o” e privo di umlaut, probabilmente per ignoranza della grammatica tedesca (nella versione più recente sarebbe reso come: höogor).

   Fin qui lo sforzo interpretativo. Teniamo intanto per buono e per caro questo lascito degli avi e vediamo di onorare con la nostra vita la massima che ci hanno lasciato, sempre valida in ogni epoca e contesto: Hortan hoogar  - Semper sursum!

Gianni Spagnolo – 7 aprile 2026

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