Un’immagine e un ricordo
Giorni fa, guardando nei social, mi è comparsa un’immagine che ha subito evocato un ricordo di quando ero bambina.
“La fredda notte invernale sta per arrivare e mentre mia nonna toglie la mònega e la fogàra dal letto, mi infilo svelta sotto alle coperte. Le lenzuola sono felpate, la trapunta è pesante, ma in fondo al letto c’è un grande, soffice cuscino a fiorellini riempito di piuma, che tiene al caldo i piedi. Sopra il comò, la sveglia con il suo rumoroso ticchettio, segna il passare delle ore. Sopra la testiera del letto, il quadro con la Sacra Famiglia, con Giuseppe che pialla, Gesù che lo aiuta e Maria che fila la lana; sopra il comodino, un piccolo crocifisso in legno. I balconi sono sempre aperti, giorno e notte, le tende di cotone coprono la finestra, ma i vetri, divisi in tre parti, non sono completi: una fessura è stata volutamente lasciata perché, come dice mia nonna, deve passare aria durante la notte. Osservo la nonna che si toglie la traversa, gli abiti neri e indossa una camicia da notte bianca in cotone, poi si avvia verso l’armadio. Questo mobile ha una sola anta, è di legno marrone scuro e ogni volta che viene aperto, la camera viene invasa dal forte profumo di naftalina… Contiene pochi indumenti, ma ha un segreto che credo di sapere solo io perché ogni sera, assisto alla solita scena. La nonna mette una mano in basso a sinistra e prende un bicchierino, di quelli di un tempo, con il vetro finissimo e qualche fiorellino delicato; lo appoggia sul ripiano di marmo del mobile che c’è tra le due finestre e rimette la mano al solito posto ed estrae una bottiglia. Versa nel bicchierino il liquore scuro e lo beve tutto d’un fiato, poi rimette tutto al suo posto. Quindi si infila nel letto, recitiamo le consuete preghiere e mi racconta storie paurose di uno strano animale che chiama “maràntega”; il ticchettio della sveglia mi pare talmente forte che, spaventata, metto la testa sotto alle lenzuola e ascolto i battiti del mio cuore che vanno veloci... La prima volta che ho assistito a quella scena, il giorno dopo, certa di non essere vista, sono tornata in camera a guardare dentro l’armadio. Il bicchierino ha il fondo con un ristagno scuro, perché non veniva lavato dopo l’uso; la bottiglia ha scritto sull’etichetta FERROCHINA BISLERI. Tolgo il tappo e verso un po’ di quel liquido sconosciuto, lo provo e per me è forte e amaro… rimetto tutto a posto, nella giusta sequenza, sperando di non essere scoperta. E assisto, sera dopo sera a quella scena per tutto il tempo che ho dormito con mia nonna, ma mai le dico di sapere il suo segreto.”
Questo è un ricordo che mi accompagna quando vedo la bottiglia della Ferrochina, ma anche quando vado nel solaio della mia casa paterna e guardando quel vecchio armadio, sorrido perché penso che è stato custode di un piccolo segreto, quasi di un rito che è stato un’abitudine di mia nonna Margherita, detta la Rossa, che proveniva da Castelletto.
È un piccolo, semplice ricordo, ma ho voluto raccontarlo perché contiene un frammento della mia vita.
Lucia
Pedescala 23 gennaio 2026

Io mi ricordo benissimo che passava spesso un'auto col megafono che ripeteva nel tragitto: "avvicinatevi con fiducia alla macchina pubblicitaria... ne rimarrete veramente soddisfatti..."
RispondiEliminaEra un liquore amaro molto usato al tempo perché "el tirava sù de ponto"... chissá poi in realtá quanto giovava...😊
Devo correggere il messaggio sopra xké ho avuto delle segnalazioni (graditissime) che trattasi del fernet Balestra e non della ferrochina Bisleri... me ne scuso, ma l'etá inizia a dare i "suoi frutti"😂. Mi dicono di aggiungere che diceva anche: conosciuto come il più forte degli amari. Arrivava di giovedì dopo aver fatto il giretto ad Arsiero che, chi andava al mercato, prima lo sentiva lá e poi su da noi😊
RispondiEliminaBei tempi...