Quanto le adoro, quanto le rimpiango...
Un lampo scuro nel cielo chiaro di marzo, un taglio rapido nell’aria ancora fredda del mattino. Girano alte sopra i tetti, poi scendono a sfiorare i campi, come se volessero riconoscere ogni cosa: il campanile, le stalle, le gronde dove un tempo avevano lasciato il loro nido di fango.
Sotto le case, qualcuno alza lo sguardo. Il loro volo è leggero e inquieto, pieno di curve veloci che sembrano disegnare segreti nel cielo. Si rincorrono, si chiamano con piccoli gridi acuti, e l’aria cambia suono.
Sotto le gronde rimangono ancora i vecchi nidi, scuri e fragili, incollati al muro come piccole coppe di terra. Per questo nelle campagne nessuno li toccava. Si diceva che le rondini scegliessero solo le case dove il focolare era buono e la porta restava aperta alla vita.
Così tornano ogni anno, dopo lunghi viaggi invisibili.
Arrivano leggere, portando nelle ali il vento lontano e l’odore di paesi che nessuno vede. Girano sopra il paese come se lo stessero svegliando piano, con il fruscio sottile delle loro ali.
La casetta in campagna

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