La neve di marzo dura quanto il passo di un gatto



È un proverbio che racconta la fragilità delle cose fuori stagione. La neve che cade a marzo non ha più la forza dell’inverno pieno: scende quasi distratta, si posa sui campi che sotto la superficie stanno già preparando il verde, sui rami gonfi di gemme, sulle strade che non hanno più odore di gelo, ma di terra che si risveglia.

Quando si dice che dura quanto il passo di un gatto, si pensa a qualcosa di leggerissimo, che tocca il suolo senza lasciarlo davvero segnato. Il gatto appoggia la zampa e già si è spostato altrove, silenzioso e discreto. Così è quella neve: sorprende e imbianca per un momento, ma basta un raggio di sole un po’ più deciso perché si sciolga e diventi acqua che scorre via.

Vale non solo per il tempo. Anche ciò che ritorna quando non è più il suo momento: un freddo improvviso, una paura antica, un dubbio che pensavamo superato. Possono sfiorarci, farci stringere nel cappotto per un attimo, ma non hanno più il potere di fermare la stagione nuova che avanza.

La neve di marzo insegna che certe ombre sono brevi, che non tutto ciò che sembra un ritorno è davvero una minaccia. A volte è solo un ultimo ricordo dell’inverno, destinato a sciogliersi mentre la primavera, silenziosa e ostinata, continua il suo cammino.


La casetta in campagna

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