Il Vangelo della Domenica
8 marzo 2026
Con questa terza domenica del tempo di quaresima passiamo dall’ascolto del vangelo di Matteo a quello di Giovanni che ci accompagnerà fino all’inizio della settimana santa e, come dicevamo nel commento al vangelo della I domenica di quaresima che ci presentava le tentazioni di Gesù, in queste tre domeniche vedremo come ciascuna delle tre pericopi giovannee richiami una di quelle tentazioni.
Oggi incominciamo con la narrazione dell’incontro di Gesù con la donna samaritana in Giovanni 4,5-42. Un testo molto lungo e denso di cui coglieremo solo alcuni brevi spunti nella linea sopra indicata.
In Matteo 4,10 Gesù rispondendo alla terza tentazione del diavolo cita Deuteronomio 6,13: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”, e nel testo di questa domenica Gesù dichiara alla donna samaritana: “Viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. Ecco che proprio al centro della narrazione giovannea emerge il tema dell’adorazione.
Questi versetti fanno un po’ da spartiacque tra un prima e un dopo: nei versetti precedenti gli unici personaggi sono Gesù e la samaritana (c’è solo una fugace menzione dei discepoli al v. 8) e tutto ruota attorno al tema della sete e dell’acqua, nei versetti successivi vengono introdotti sia i discepoli, i quali dialogano con Gesù nei versetti 31-38, sia gli altri samaritani che la donna va a chiamare (versetti 28-30 e poi 39-41). Al centro i versetti che abbiamo citato.
Adorare Dio solo, adorarlo in spirito e verità: Gesù risveglia nella donna la sua sete profonda, sete di senso, sete di Dio, ricerca di Dio espressa in quella domanda che ella rivolge a Gesù dopo aver riconosciuto in lui un profeta: Dove va adorato Dio? E Gesù gli risponde spostando l’accento dal dove al come: in spirito e verità, che certamente vuol dire nel cuore, ma un cuore come quello di Gesù, colmo di Spirito e di Parola di Dio, abitato dallo Spirito e dalla Verità, un cuore capace di far spazio allo Spirito e alla Parola e per questo capace di vincere le tentazioni.
Tentazioni che colpiscono i credenti di ogni epoca come narra anche la prima lettura, Esodo 17,1-7, dove i figli d’Israele provati dal cammino nel deserto, provati dalla sete, mormorano e mettono in dubbio la promessa di Dio di condurli verso la libertà e la vita, mettono in dubbio la presenza di Dio stesso: “Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?” dicono a Mosè. “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” è la domanda che abita come una prova il loro cuore.
La tentazione è sempre un mettere alla prova il Signore, un cedere agli idoli, un non riconoscere che “i campi già biondeggiano per la mietitura” come dice Gesù ai discepoli, un voler stabile noi il dove della presenza del Signore e quindi dell’incontro con lui (sul monte Garizim o in Gerusalemme), un essere attaccati ai nostri mezzi di sussistenza (l’anfora per attingere acqua della donna), o ai nostri pregiudizi (i discepoli che si stupiscono che Gesù parli con una donna e… per di più samaritana!).
Adorare Dio in spirito e verità significa liberarsi di tutto questo, saper lasciare la brocca, come fa la donna, per correre ad annunciare agli altri la novità, la bellezza di quell’incontro con il Signore, incontro che poi loro stessi gusteranno e di cui si sazieranno al punto di non aver più bisogno di mediazioni umane per credere che Gesù è il Salvatore del mondo.
Adorare Dio in spirito e verità significa anche imparare ad alzare lo sguardo e vedere la vita sbocciare, scorgere i segni del futuro raccolto e saper gioire di quella che è sì una fatica, ma una fatica condivisa e abbondantemente ricompensata.
Adorare Dio in spirito e verità significa ricevere dal Figlio un’acqua viva e lasciarla zampillare in eterno, un’acqua che è dono nell’arsura del deserto e nella quotidianità del vivere e del camminare.
Adorare Dio in spirito e verità è recarsi al pozzo dell’incontro con il Signore, è scendere nel profondo del cuore per riconoscere la sua presenza che ci accompagna nel cammino, senza risparmiarci la fatica, ma donandoci ciò di cui vivere (l’acqua, il grano) e ciò verso cui andare (la terra promessa, il Regno).
Adorare Dio in spirito e verità in definitiva significa essere uomini e donne liberi dai pregiudizi e dalle logiche di potere (il diavolo che aveva tentato Gesù offrendogli i regni di questo mondo e la loro gloria), liberi di vivere del dono di Dio, il suo Spirito, che è fonte di pace e di speranza salda, come dice Paolo nella seconda lettura di questa domenica, tratta dalla lettera ai cristiani di Roma.
Allora “teniamo salda la professione della nostra speranza perché è fedele colui che ha promesso” e camminiamo svelti incontro al Signore, stiamo in dialogo con lui per scoprire il suo dono, l’acqua viva della sua Parola, il pane del suo corpo offerto per noi mentre noi eravamo ancora nemici e peccatori così non avremo più fame né sete perché il Signore sarà per noi cibo e bevanda di vita eterna.


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