Il rosmarino


Il rosmarino è una pianta che non chiede molto: un po’ di sole, una terra povera, il vento che passa tra i suoi rami sottili. Eppure, tra tutte le erbe dell’orto, è una di quelle che portano con sé più memoria.

Il suo nome latino significa “rugiada del mare”. Cresce infatti spontaneo vicino alle coste, dove l’aria salmastra lo accarezza e le mattine sono umide di luce. 

Da sempre gli uomini hanno avuto la sensazione che questa pianta custodisse qualcosa di più del suo profumo.

Se si sfiora un rametto tra le dita, il suo odore è netto, deciso. È il profumo delle soglie, dei giardini di campagna, delle case dove il rosmarino cresce vicino alla porta come un piccolo guardiano silenzioso.

Nella tradizione popolare si diceva che il rosmarino fosse la pianta della memoria. Gli studenti nell’antichità intrecciavano piccoli ramoscelli tra i capelli quando dovevano studiare o ricordare lunghi discorsi. Nelle campagne si pensava anche che aiutasse a ricordare ciò che conta davvero: le promesse, gli affetti, i nomi delle persone amate.

Per questo, in molti paesi, un rametto di rosmarino veniva infilato nei bouquet delle spose. Non solo come augurio di fedeltà, ma come promessa di non dimenticare mai il cammino fatto insieme.

Esiste una credenza molto antica, un po’ segreta, che si raccontava soprattutto tra le donne di campagna. Si diceva che il rosmarino crescesse bene solo nelle case dove regnava armonia. Se la pianta diventava forte e vigorosa, significava che la casa era protetta. Se invece si seccava senza motivo, qualcuno mormorava che, forse, dentro quelle mura c’erano troppi pensieri pesanti.

Molte nonne bruciavano un piccolo rametto di rosmarino nel camino o sulla brace. Il suo fumo profumato, dicevano, purificava l’aria e scacciava le inquietudini che restavano appese nelle stanze dopo giornate difficili.

Forse è per questo che il rosmarino non appare mai davvero fragile. Anche d’inverno, quando tutto sembra dormire, lui resta verde, ostinato, vivo.

La casetta in campagna

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