Fora febráro che marso ze qua
C’è un momento preciso, sospeso tra la fine di febbraio e i primi vagiti di marzo, in cui le campagne si accendono. Non è solo fuoco: è un rito, un grido collettivo, una speranza che brucia.
"Fora Febraro, che Marso l'è qua!"
Quella che vedete in queste foto non è solo una catasta che brucia, ma la tradizione del "Fora Febraro" un’usanza antica che affonda le radici nella terra e nel cuore dei nostri nonni.
Per scacciare il gelo, per dire addio ai mesi bui e dare il benvenuto alla luce della primavera.
Per risvegliare la terra: Il rumore e le fiamme servono a "chiamare l'erba", a scuotere la natura dal suo letargo.
Per stare insieme: Attorno a queste scintille svaniscono le solitudini. Ci si scalda con un bicèr de vin e si guarda il fumo salire al cielo, sperando in un buon raccolto.
Oggi come allora, il fascino di questo rito resta immutato. È la nostra storia che continua ad ardere, ricordandoci che dopo ogni inverno, per quanto lungo, torna sempre il tempo di fiorire.
È una tradizione bellissima che unisce la magia ancestrale del fuoco alla speranza per il futuro e alla fertilità della terra.
Flores Munari
Foto di Pedescala

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