E a proposito di "BASI NATO e USA"...
Ed è proprio leggendo queste notizie che gli italiani guardano preoccupati a cosa può succedere adesso, visto che il nostro Paese ospita diverse basi Usa e Nato. Ma dove si trovano? E soprattutto, c’è il rischio che le basi Usa (mentre quelle Nato oggi non sembrano essere un obiettivo) possano essere colpite. Nel 2013 le installazioni con presenza Usa erano 59; nel 2024 quelle ufficialmente dichiarate sono diventate 120, una cifra molto rilevante.
Non tutte, però, rientrano nella categoria delle basi Nato. Esistono infatti quattro diverse tipologie:
basi concesse agli Stati Uniti in virtù di due accordi degli anni cinquanta, che restano formalmente sotto giurisdizione italiana, ma con controllo operativo Usa;
vere e proprie basi Nato, con una catena di comando autonoma;
basi italiane messe a disposizione dell’Alleanza;
installazioni condivise da Italia, Nato e Stati Uniti.
Secondo diverse fonti, alle 120 strutture ufficiali andrebbero sommate almeno altre 20 basi americane, militari o residenziali, coperte da segreto e delle quali si conosce molto poco.
Quanto agli effettivi, in Italia si stimano circa 13.000 soldati statunitensi, ai quali si aggiunge la presenza della VI flotta americana nel Mediterraneo.
Alle 120 ufficiali si aggiungono altre strutture non dichiarate per ragioni di sicurezza.
Tra le più rilevanti:
Napoli, sede di uno dei due comandi Nato, il Joint Force Command Naples a Lago Patria, oltre al comando statunitense delle forze aeree e dei Marines per il Mediterraneo;
Camp Darby, tra Pisa e Livorno, importante deposito di munizioni;
Poggio Renatico (Ferrara), con il Deployable Air Command and Control Centre che monitora lo spazio aereo e fornisce personale addestrato;
Gaeta, dove staziona la nave ammiraglia della VI flotta;
Taranto, che ospita parte del Nspa (Southern Operational Centre) per il controllo delle forze navali e anfibie;
La Spezia, con un centro di ricerca Nato;
Ghedi (Brescia), sede di un deposito di bombe nucleari;
Aviano (Friuli-Venezia Giulia), la più grande base aerea americana del Mediterraneo, con armi atomiche del tipo B61-4;
Vicenza, quartier generale dell’US Army per l’Europa meridionale;
Sigonella (Catania), considerata la più importante base Nato, che ospita l’aeroporto della US Navy, sistemi di controllo per i droni e velivoli come i “Triton” e i “Reaper”.
In particolare, la Sicilia si conferma un tassello strategico, come già avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, rafforzando il suo ruolo militare nel Mediterraneo.
Perché ci sono così tante basi Nato e Usa in Italia e a cosa servono?
L'Italia é il Paese europeo con il maggior numero di basi Nato e statunitensi, seguita dalla Germania con circa 70 e dal Regno Unito con circa 30.
Le ragioni di questa concentrazione hanno radici nel XX secolo. Dopo la guerra, l’Italia ospitava il più grande Partito Comunista d’Europa e, in piena Guerra Fredda, gli Stati Uniti temevano un possibile avvicinamento a Mosca. Per questo, grazie al piano Marshall del 1948, vennero installate le prime basi americane. Nel 1949, con il Trattato del Nord Atlantico, iniziarono a comparire anche le prime strutture Nato.
La penisola occupava inoltre una posizione di rilievo rispetto alla “cortina di ferro”, rafforzando il suo ruolo di avamposto militare.
Oggi, le motivazioni storiche sono state sostituite da esigenze strategiche. Le basi italiane hanno quindi una doppia funzione: difensiva e offensiva.
Sul piano difensivo, garantiscono protezione al Paese e consentono di contenere le spese militari grazie all’appoggio Nato e Usa. Su quello offensivo, invece, rappresentano un trampolino di lancio per missioni in Europa, nel Mediterraneo e in aree limitrofe.
Le attività principali che si svolgono all’interno di queste basi comprendono:
addestramento;
intelligence e spionaggio;
sperimentazione di tecnologie avanzate.
La posizione geografica dell’Italia, al centro del Mediterraneo, continua a renderla un punto chiave per le operazioni di Nato e Stati Uniti in Europa, Nord Africa e Medio Oriente. In particolare, la Sicilia, grazie alla sua rete di installazioni, resta una piattaforma privilegiata per i droni e per i sistemi militari più sofisticati, confermando l’importanza strategica del nostro Paese.
Tuttavia le basi Usa in Italia non sembrano un obiettivo diretto dell’Iran.
Il primo elemento da considerare è geografico. Le recenti azioni attribuite all’Iran si sono concentrate nel Golfo Persico e nel Kurdistan iracheno, aree prossime al territorio iraniano e direttamente coinvolte nello scenario operativo. Colpire obiettivi nel Mediterraneo, a migliaia di chilometri di distanza, comporterebbe un salto qualitativo e strategico molto più ampio.
Il secondo fattore riguarda le conseguenze politiche e militari. Un attacco contro installazioni statunitensi in Italia significherebbe colpire un Paese membro della Nato e dell’Unione europea, aprendo uno scenario completamente diverso rispetto a operazioni circoscritte in Medio Oriente. Un’azione di questo tipo rischierebbe di attivare meccanismi di difesa collettiva e di trasformare un conflitto regionale in una crisi di portata euro-atlantica.
C’è poi un terzo elemento, di calcolo strategico. Le basi presenti in Italia - da Aviano a Sigonella - svolgono sì funzioni operative, ma rappresentano soprattutto snodi logistici e di supporto all’interno di una rete molto più ampia. Colpirle significherebbe allargare il teatro di guerra senza necessariamente ottenere un vantaggio immediato sul piano militare.
(Fonte: Money.it)

Con le basi sulla porta di casa dobbiamo stare tranquilli, dicono i guerrafondai!
RispondiElimina