Confradèi


[Gianni Spagnolo_©_25L11]
I confradèi, era così che chiamava i fagioli mio padre. 
Perché erano screziati da striature rosse e bianche, (almeno questa era la varietà più comune da noi), uguali fra loro, o comunque molto simili. Una similitudine ricavata da una delle poche immagini paesane tradizionali che vedeva le persone vestite con abiti uguali. Era una correlazione antica, precedente a quella dell’uniforme militare che avrebbe invece ossessivamente dominato lo scorso secolo.

I confradèi erano i membri delle confraternite religiose diffuse un tempo come forme associative parrocchiali. Avevano scopo prevalentemente devozionale, ma anche di riconoscimento e rappresentanza. I confratelli del S.S Sacramento indossavano una tunica  bianca, con cappa rossa e cintura del medesimo colore, ... da cui l’associazione ai fagioli.

Le confraternite erano corporazioni di fedeli erette per l'esercizio della carità e la pratica delle opere di pietà, ma soprattutto l'incremento del culto cui erano votate. Affinché la fondazione di una confraternita fosse riconosciuta dall'autorità religiosa, doveva essere eretta da un formale decreto del vescovo. All'iscrizione veniva richiesta una quota annuale, generalmente commisurata all'età dell'aspirante confratello, che s’impegnava a rispettare le regole previste dallo statuto. 
L'origine delle confraternite dedicate al Santissimo Sacramento risale al primo trentennio del sec. XVI, quando alcuni fedeli "si radunarono in Roma nella chiesa dei Padri Domenicani detta di Santa Maria sopra Minerva, e concertarono tra loro alcune convenzioni, affinché col dovuto decoro e splendore si conservasse pubblicamente nelle chiese il Santissimo Sacramento, il quale a quei tempi si custodiva nelle sacrestie, e fosse accompagnato con onore nelle processioni e specialmente quando era portato agli infermi”. Un nuovo confratello veniva iscritto previa l'approvazione degli altri associati e del parroco-rettore. Ogni festa di precetto che seguiva immediatamente la morte di uno degli iscritti, i confratelli si radunavano all'orazione sotto il canto dei sette salmi penitenziali con litanie e preghiere, ovvero sotto la recita dell'ufficio funebre. 
Appartenere ad una confraternita comportava quindi una sorta di riconoscimento sociale e religioso e garantiva inoltre un solenne ricordo nella commemorazione dei defunti. In tempi in cui la fede e la speranza nella redenzione era ancora viva, non era cosa da poco assicurarsi i necessari suffragi. 
Mio nonno Nane, classe 1885, ne era un assiduo membro, almeno a giudicare dalle tradizioni familiari e dalle colorate e magniloquenti patenti associative trovate fra le sue carte. Riteneva un dovere assoluto accompagnare il transito di ogni compaesano che si presentasse al Creatore. Nare al’òbito, così si diceva, di chiunque fosse. Si raccontava in famiglia che mancò una sola volta ad un funerale: fu quel giorno che, radendosi, gli partì la lama tagliandogli metà baffo. Allora tutti gli uomini portavano i baffi, segno tangibile di virilità e mostrarsi in società così mutilato era cosa da evitare. Non si fece vedere in giro per una settimana!

A suoi tempi esistevano ancora tre classi di funerale, celebrate da un prete, da due o da tre, arrivando fino alla messa cantata, a seconda del decoro aspirato dalla famiglia e del relativo obolo che era disposta a pagare. Vergogna opportunamente riformata dal Concilio Vaticano II. Farsi accompagnare dai confratelli era perciò una soluzione economica e decorosa, nonché un momento di elaborazione sociale del lutto.

Queste associazioni durarono, più o meno fino alla prima metà del secolo scorso, io ne ho solo sentito raccontare. 
El Nono Nane, come tutti i suoi confratelli, fecero appena in tempo a passare a miglior vita col vecchio rito, ma non con l'auspicato accompagnamento; daromài i jera tuti morti!

La vita adesso è solo quella presente e di quella futura s’è persa un po’ traccia; né pare importare il darsi da fare per ottenere qualche credito. Anche la Speranza mi pare non stia troppo bene. Delle tre virtù teologali è forse ancora un po' considerata la Carità, che ognuno declina però a modo suo. “Ubi caritas est vera, Deus ibi est” Dicevano in antico. Sperén in ben!



Commenti

  1. Giulio
    E un periodo che ho vissuto! Siamo negli anni 1952/ 56 in contra Lucca ne ho conosciuto 3 confratelli.
    Mi ricordo in particolare di uno, si chiamava Paolo Lucca, ma tutti lo chiamavano Paolo Luchetta. habitava in una casa dove l’entrata dava sotto il portego in contra dei Socoli ai Lucca. Li, sotto 8l portego si bollava il fromento ( perche tirava aria). Paolo Luchetta era un personaggio che a prima vista per noi ragazzini sembrava un uomo severo, lo temevamo, per il suo aspetto austèro. Forse era la situazione di allora che lo voleva! Siamo 6/7 anni dalla fine della guerra, ha fatto anche il Camparo percio!! Quello che mi ricordo di piu ,era quando vestiva la sua mantella di colore viola pourpre, un po come il colore dei Cardinali, mi sembra che loro portavano anche il capello. Quando portavano il baldacchino durante la processione,allora si regnava un silenzio quasi mortuorio, impressionnante !! Era cosi. Non saprei definire il loro ruolo a l’interno della chiesa? Oggi li considererei una setta ! Mah va sapere , e la storia di un’epoca.

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