Camilòto

[Gianni Spagnolo©25L18]

All’anagrafe faceva Pietro Alessi, ma in paese era conosciuto semplicemente come: Camilòto

Abitava sulla piazza, nella casa del comune poi adibita a sede dell’A.N.C.R., dove venivano custodite bandiere, labari e gagliardetti delle manifestazioni patriottiche. Quella verdolina oggi decorata dal bel murales di Fernando Protto, per intenderci.

Del comune Camilòto era infatti l’ometo-de-oro, ovvero quello incaricato di tutti quei lavori di mantenimento e controllo in capo all’ente. Apparteneva a quella schiera di paesani un po’ strani, almeno per la mia percezione di allora. Non l’ho conosciuto personalmente, dato che morì prima che io nascessi, ma era amico di mio nonno e nostro confinante su alle Rive, per cui in famiglia se ne raccontava. Era un personaggio dal fisico possente e dal carattere assai burbero e scostante, non per nulla aveva esercitato anche l’odioso (par naltri bociasse) ruolo del canpàro. Socialmente era perciò parecchio orso, ma la caratteristica per cui fu tramandato era la sua spiccata tirchieria. Aveva infatti il braccino robusto, ma spaventosamente corto.

Narravano infatti le ciàcole paesane, che il predetto Camilòto arrivò a prender moglie in età non più verdissima e con modalità un po’ originali. Il matrimonio fu infatti organizzato nel più assoluto riserbo, tant’è che lo sapeva solo che il prete. La cerimonia si sarebbe infatti ridotta ad una fugace promessa fatta in gilè e braghe de fustagno davanti al celebrante della messa antelucana delle 6:00 di un giorno assolutamente feriale. Quella cui partecipavano le suore, le pie donne e qualche devoto paesano finìo de mòndare, giusto per contestualizzare. Nessuno in paese risultava esser stato informato o tantomeno invitato.

Ma nel villaggio, si sa, nulla rimaneva segreto a lungo, per cui la notizia serpeggiò presto dalla canonica suscitando la curiosità di molti. Fu così che quella fatidica mattina gli attempati sposini si trovarono la chiesa piena di paesani curiosi e desiderosi di estorcergli un qualche festeggiamento successivo, almanco on goto de circostansa al’Apalto

Il nostro Camilòto non si perse tuttavia d’animo, com'era nel suo stile. Uscì infatti alla chetichella dalla chiesa seguito dal codazzo di fedeli convenuti e, rivolto ai curiosi e bramosi paesani disse semplicemente: Anvéu benedìti… Vé casa vostra, velà, .. Nè lìve a far colassion! 

Detto questo fece con la sposa quei pochi passi che separavano il sagrato dalla sua porta di casa sua e vi si chiuse dentro.


Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog