La pena


Il senso di pena o pietà è una fregatura degli oscuri e ha conseguenze negative per chi la prova e per chi ne è oggetto.

Provare pena per qualcuno è un inganno che paghiamo caro.

Sì, perché abbandoniamo il nostro sentire e i nostri bisogni per fare o dire qualcosa che prevediamo possa fare piacere alla persona che ci fa pena.

Vogliamo aiutare quella persona, ma nel salvare lei, ci dimentichiamo di noi.

Gli oscuri fanno di tutto per allontanarci da noi, per proiettarci fuori.

Così entriamo nel ruolo del salvatore, che poi ci farà fare tutto il giro del triangolo: da salvatore passeremo a vittime perché sicuramente i nostri aiuti e sacrifici non sortiranno l’effetto sperato (solo la persona si può aiutare) e quindi diventeremo carnefici, cioè delusi e arrabbiati del comportamento della persona per cui ci siamo prodigati.

La pena è il classico atteggiamento presuntuoso dell’ego, perché noi pensiamo che l'altra persona sia in una situazione svantaggiosa, che non abbia strumenti, che non capisca le cose che abbiamo capito noi.

Invece, ognuno è nella situazione in cui deve essere in base al suo disegno animico, al suo percorso di consapevolezza, in base al suo vissuto, al suo livello di coscienza, non dobbiamo giudicarlo né tantomeno giudicarlo sfortunato o inferiore.

L'altro è perfetto così come è, anche con i suoi limiti, problemi, negatività. Deve passare di lì, finché non apprende la lezione.

Ma siamo tutti anime in cammino, siamo tutti in apprendimento su questo pianeta, siamo tutti ciechi sulla verità delle cose anche se pensiamo di sapere cosa è meglio per gli altri.

Non crediamo di essere più avanti. È il lato oscuro che ci spinge in queste credenze.

Occupiamoci di noi, non degli altri. Noi in loro vediamo noi, tra l’altro, quello che vorremmo risolvere in noi e non riusciamo. È l’ennesimo gioco di specchi, non vediamo nemmeno l’altro. 

È l’arroganza dell’ego che ce lo fa credere. Ma non sapete cosa sta succedendo nel suo campo morfico.

Ognuno è totalmente responsabile di sé. Ogni anima sta facendo il suo cammino.

Non potete fare niente per l’altro.

Dovremmo girare la pena su noi stessi, provare compassione per noi, per tutto quello che stiamo facendo e subendo in questa pesante terza/quarta dimensione.

Se proprio vogliamo aiutare l’altra persona, dobbiamo rispettarla senza giudicarla e senza voler fare i salvatori.

Possiamo mandargli amore e luce, in silenzio, come energie, come preghiera.

Ma anche a noi, perché noi siamo lui, altrimenti non l’avremmo creato sul nostro cammino.


🅛🅤🅒🅘🅐 🅖🅞🅛🅓🅞🅝🅘

Commenti

Post popolari in questo blog