I ricordi e la memoria

Gianni Spagnolo © 191001
Capita a volte di lamentare, specie una volta superato il fatidico crinale del mezzo secolo, qualche affievolimento di memoria oppure una minor prontezza della stessa, particolarmente sul breve periodo. Un po' come avviene per la vista.
Vien da chiedersi il perché non ricordiamo distintamente tutto quello che è successo nella nostra vita. Alla fine noi siamo i nostri ricordi: senza di essi verrebbe meno la nostra stessa personalità; possiamo certamente affermare che la memoria è la base della nostra identità.
Se perdessimo completamente la memoria non saremmo infatti più noi stessi, saremmo azzerati nella nostra consapevolezza.

D’altro canto sarebbe magari un bel guaio se ricordassimo allo stesso modo tutto quello che è penetrato nella nostra memoria, in quanto saremmo probabilmente più confusi che se ci dimenticassimo di tutto. Perciò dobbiamo rallegrarci che questa nostra funzione operi in modo selettivo, ovvero non registri e non ricordi tutte le informazioni allo stesso modo.
Constatiamo infatti che certi ricordi vengono immagazzinati molto intensamente nella mente così da essere ricordati fin nei più minuti dettagli, altri invece non vengono memorizzati altrettanto bene e perciò dimenticati con facilità. Questa dinamica dimostra che la memoria selettiva non rappresenta un tipo determinato di reminiscenza, ma che tutto il processo mnemonico è, a suo modo, selettivo. 
In generale, i ricordi tendono a funzionare nello stesso modo per tutti noi, e non solo per quanto concerne i temi universali, bensì anche per quanto riguarda le tracce autobiografiche, dando forma alla nostra identità. Come già detto, noi siamo i nostri ricordi.
Immaginiamo però di ricordare tutto: siamo sicuri che sarebbe un vantaggio? 
A volte, dimenticare, volenti o nolenti, serve! Serve a superare le esperienze dolorose, tragiche o le sconfitte e le perdite più laceranti e ritrovare la forza di andare avanti. Serve a ricominciare, serve, in definitiva, a sopravvivere.  La memoria sarà sempre selettiva perché è collegata alle nostre emozioni; vien da chiedersi tuttavia se ricordiamo ciò che vogliamo noi o quello che vuole la memoria o quella cosa misteriosa che identifichiamo con questo nome.
Forse conviene concludere, con J.L. Borges:
“Noi siamo i nostri ricordi, noi siamo quel chimerico museo di forme incostanti, quel mucchio di specchi rotti”.

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