Storie di donne e del loro formaggio: Marianna Lucca
Giovane e simpatica, madre di due bimbi, inizia la sua attività casearia nel 2001.

Ristrutturata
una vecchia casa colonica di proprietà, in contrada Cucco a San Pietro
Valdastico in provincia di Vicenza, decise di cambiar vita e lasciato,
dopo dieci anni, il lavoro come tecnico di laboratorio in un’industria
cartaria della zona, si cimenta con successo all’allevamento delle capre
di razza camosciata alpina.Dà inizio alla propria attività acquistando due capre in un vicino allevamento del Trentino.
Con i consigli di un esperto casaro piemontese trasforma il latte caprino in formaggio.
Ora i capi posseduti in azienda sono circa trenta con una produzione di latte di circa 100 litri giornalieri.
Marianna sviluppa la propria identità casearia producendo, dopo molte sperimentazioni, otto tipologie di formaggi caprini, con ottimi e apprezzati risultati:
un caprino fresco a coagulazione acida, caciotte fresche e stagionate, il talè, formaggio a crosta lavata, il crojer, caprino a lunga stagionatura, un eccellente erborinato, un caprino affinato nella cenere, ricottine.
Recentemente, con l’aiuto del marito Fabio, che si occupa della mungitura degli animali prima di recarsi al lavoro in un’industria della zona, avvia un agriturismo, aperto solo il fine settimana.
I formaggi si possono trovare, oltre che in azienda, anche in alcuni importanti ristoranti della zona.
La cucina dell’agriturismo offre prodotti di propria produzione (prodotti dell’orto, conigli, animali di bassa corte e salumi).
(fonte ONAF)

Mi dispiace doverlo dire, ecco una bellissima attività che i calcificio Fassa rischia di estinguere. E proprio Te cara Marianna, che di formaggio te ne intendi, consiglia al nostro Sindaco, quando è importante che la nostra Valle rimanga integra sotto l'aspetto ambientale.
RispondiEliminaAny 13,50. Consiglio inutile, come quello comunale. Sono ben altri i formaggi che interessano il sindaco, non lo sai?
RispondiEliminaLa mia era semplice ironia. Certamente le ditte che si affidano alla sua sede per la stagionatura del formaggio, capiranno il rischio che corrono i loro prodotti nel caso della realizzazione del calcificio, a causa del forte inquinamento ambientale, mi sembra ovvio, che nel tempo trasferiranno il procedimento altrove. Il guaio è per chi rimane !!!
RispondiEliminaDopo il calcificio, portiamo pure una fonderia, e un inceneritore, così non manca niente!
RispondiElimina....... ti sei dimenticato un deposito di scorie radioattive e un deposito di amianto !!!!!!
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