Mercoledì delle Ceneri



La Quaresima prima delle riforme

Fin dal Mercoledì delle Ceneri, il fedele si riconosceva polvere dinanzi a Dio, segnato dal monito severo: Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris. La liturgia, celebrata secondo il rito romano tradizionale, assumeva un tono grave e maestoso: il viola dominava l’altare, il Gloria e l’Alleluia tacevano, l’organo si faceva discreto o silenzioso. Tutto educava l’anima alla compunzione.

Il digiuno era osservato con serietà. Non si trattava soltanto di un gesto simbolico, ma di una disciplina concreta del corpo, unita all’astinenza dalle carni e a una sobrietà che permeava la vita quotidiana. La mortificazione non era fine a se stessa, bensì mezzo per dominare le passioni e conformarsi al Cristo sofferente.

Le pratiche di pietà fiorivano: la Via Crucis, le Quarantore, le prediche quaresimali, spesso tenute da missionari infiammati di zelo. I confessionali si riempivano; la confessione pasquale era preparata con esame di coscienza serio e sincero. La comunità intera respirava un senso di espiazione e di attesa.

La Domenica di Passione e poi la Settimana Santa introducevano progressivamente nel mistero della Croce. Le immagini velate, il canto del Miserere, l’Ufficio delle Tenebre con lo spegnersi delle candele, rendevano sensibile il dramma del Calvario. Non vi era spazio per superficialità: l’anima era chiamata a vegliare con Cristo.

Così la Quaresima, vissuta prima delle riforme liturgiche del Novecento, si presentava come una scuola di sacrificio e di silenzio, ordinata a preparare degnamente la gioia pasquale. La penitenza conduceva alla luce; la croce apriva alla resurrezione. E il fedele, educato da una disciplina severa ma feconda, giungeva alla Pasqua con il cuore purificato e rinnovato nella grazia.

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