Marco Toldo e l'alpinismo come motore del territorio
"Con la ferrata delle Anguane la Val d'Astico è diventata famosa in tutto il Nord e non ha impatto invasivo sul paese". Marco Toldo e l'alpinismo come motore del territorio
Guida alpina cresciuta a San Pietro Val d'Astico, ha scoperto proprio lì la passione per l'arrampicata e ha iniziato a chiodare la prima falesia nel 2012. Nel 2015 è entrato a far parte del "Gruppo roccia 4 gatti", composto dai più forti rocciatori della zona. Dal 2017 al 2019 ha collaborato con il team che ha realizzato la ferrata "Anelli delle Anguane" e, l'anno successivo, insieme all’amico alpinista Diego Dellai ha pubblicato la guida "Val d’Astico verticale"

In questo editoriale ci chiedevamo: "Come raccontare l’alpinismo?". La domanda, ci sembra, è quantomai urgente perché capace di stimolare riflessioni diverse e talvolta contrastanti.
A renderla tale è la consapevolezza che, specie con i nuovi mezzi di comunicazione, una piccola sfumatura narrativa all’interno di un racconto può bastare a suscitare un desiderio nell’ascoltatore, e a favorire in questo modo l’applicazione di un determinato comportamento. Questo effetto andrebbe poi moltiplicato per tutto il potenziale divulgativo del narratore.
Il rischio è un aspetto innegabile e difficilmente scindibile dalla pratica alpinistica. Ma è soltanto una delle molteplici facce di quest’attività; quando allora si sceglie di fare perno su di esso nel racconto di una certa esperienza, occorre essere consapevoli della forzatura che operiamo e delle conseguenze che può avere sul nostro pubblico.
Nell’editoriale, per rispondere alla domanda da cui siam partiti, ci proponevamo di ascoltare le voci di esperti alpinisti, giornalisti e divulgatori italiani.
In quest’articolo ne parliamo con Marco Toldo, guida alpina e abitante di un piccolo paesino della Val d’Astico. Cresciuto a San Pietro Val d’Astico, ha scoperto proprio lì la sua passione per l’arrampicata e ha iniziato a chiodare la prima falesia nel 2012. Nel 2015 è entrato a far parte del "Gruppo roccia 4 gatti", composto dai più forti rocciatori della zona. Dal 2017 al 2019 ha collaborato con il team che ha realizzato la ferrata "Anelli delle Anguane" e, l’anno successivo, insieme all’amico alpinista Diego Dellai ha pubblicato la guida "Val d’Astico verticale". È stato solo nel 2022 che ha deciso di fare della sua passione un lavoro, diventando Guida Alpina.
Sei cresciuto nelle montagne della Val d’Astico. Si può dire che se sei rimasto è merito anche dell’alpinismo?
La Val d’Astico è sempre stato un posto piuttosto marginale, diciamo di secondo piano, sia dal punto di vista turistico che strettamente alpinistico, e questo stava portando a un progressivo abbandono. Negli ultimi 10 anni però sta un po' tornando a vivere grazie alle attività verticali di vario tipo che si stanno sviluppando. Certo rimane sempre un posto di seconda scelta, un posto che non sarà mai famoso, ma comunque con dei miglioramenti ben visibili anno dopo anno. Valdastico prima era proprio un paese ridotto all'osso, si viveva in un oblio totale, che io ho visto bene perché vivevo lì. C’era molta gente che andava a vivere altrove, soprattutto i giovani, e le botteghe han chiuso tutte una dopo l’altra. Una volta che andava in pensione la signora della bottega di San Pietro Val d’Astico, i figli non andavano certo avanti a vendere calze al posto suo. Forse l’impatto peggiore si leggeva nell'umore delle persone, mancava proprio la felicità. Fortunatamente, questa è anche la cosa che per prima ha iniziato a migliorare: non è che in questi ultimi anni abbiamo visto nascere alberghi nel nostro paese o chissà cosa qualcosa, qualche risultato concreto lo si vede ma ad essere cambiato è soprattutto l'umore della gente.
In che modo l’alpinismo può restituire vita a un territorio?
Ora si vede gente nuova, molti arrampicatori e ferratisti che si fermano al bar, arrivano per divertirsi, scambiano qualche parola con i locali. Sembra poco ma è importantissimo, ti senti fiero del tuo paese. Con la ferrata delle Anguane, la Val d’Astico è diventata famosa tra gli appassionati di tutto il nord Italia. Credimi che avere qualcosa da raccontare del tuo paese non è poco. Non è stata solo una questione di narrativa: è stato uno sforzo concreto portato avanti da alcune persone che si sono messe in gioco. La "narrativa", se vogliamo chiamarla così, serve anche a questo: aiutare a porsi delle domande e a far conoscere i progetti. Questo vale anche per la promozione di iniziative come, ad esempio, la ferrata delle Anguane. O ancora, per farti un esempio personale, Io e Diego Dellai, mio compagno di arrampicata, nel 2020 abbiamo realizzato una guida di arrampicata con Idea Montagna. Abbiamo rifatto una guida che esisteva già, ma che risaliva a circa vent’anni prima, raccogliendo le vie più significative della Val d’Astico. Sono sicuro che anche questa guida abbia portato dei benefici: ha girato in tutto il Nord Italia. Non parliamo di migliaia di copie vendute, ma abbastanza da far conoscere la Val d’Astico più di prima e da portare persone ad arrampicare che probabilmente non sarebbero mai venute senza quella guida. La curiosità nasce anche così, e sicuramente questo aiuta.
Esiste una comunità coesa di scalatori che si attiva direttamente per valorizzare la valle?
C’è il Gruppo Roccia 4 Gatti, di cui faccio parte, che ha sede ad Arsiero. Negli ultimi anni il gruppo si è impegnato molto per portare benefici concreti al territorio: abbiamo creato un sito internet con molte relazioni di vie, tutte le falesie della valle, ed è uno strumento molto utilizzato. Abbiamo anche organizzato eventi e serate in cui raccontavamo le nostre attività.
Se prima di arrampicata in Val d’Astico si parlava ogni tanto quasi per caso, oggi l’arrampicata è diventata uno dei motori principali attorno a cui ruota gran parte del territorio. È qualcosa in cui anche le amministrazioni stanno iniziando a credere. L’amministrazione comunale di Valdastico, per esempio, sta investendo molto nell’arrampicata, nelle falesie, negli sport verticali e nell’outdoor in generale, compresa la sentieristica. Avendo visto che funziona, ci investe. Tanto che oggi esiste un’idea concreta - non so se andrà mai completamente in porto, ma sembra molto realistica - di costruire una palestra di arrampicata indoor a Valdastico. Il Comune è super disponibile e, grazie ai fondi destinati ai comuni confinanti con il Trentino avrebbe deciso di destinare una parte importante di queste risorse proprio a questo progetto. Questo per dire che, anche partendo da poco, si possono ottenere buoni risultati. Alcuni si vedono già oggi, altri si vedranno solo in futuro, ma serve pazienza.
Ci parleresti della Ferrata delle Anguane, tra le critiche e i benefici che ha apportato al paese?
Io ho partecipato direttamente alla sua installazione e conosco il progetto nei minimi dettagli, fin dagli inizi. Certo non puoi aspettarti che, una volta aperta la ferrata, il paese cambi immediatamente. Qualcosa in più rispetto ad allora c’è sicuramente, ma bisogna rendersi conto che, per recuperare una situazione di forte decadenza, come quella che c’era dieci anni fa, serve tantissimo lavoro e soprattutto tanta pazienza. I risultati arrivano, ma un po’ alla volta.
Ci sono state delle critiche, un po’ come tutte le ferrate nuove, ma nulla di grave. C’è chi, per principio, non vorrebbe che se ne costruissero altre. E, per carità, se c’è qualcuno non vuole "strade" sulle pareti, è una posizione legittima. Detto questo però, credo che la ferrata abbia fatto davvero del bene al paese e che il suo impatto non sia paragonabile a quello di una strada o di un edificio. Altre critiche sono arrivate all’inizio arrivavano soprattutto dall’ambito del Soccorso alpino di Arsiero, che è il primo a intervenire in caso di incidenti. La Ferrata delle Anguane, a livello costruttivo, aveva soluzioni innovative e tecnicamente difficili, e questo aveva sollevato timori legati alla sicurezza. Oggi però possiamo guardare ai dati: la ferrata è aperta dal 2018, quindi quest’anno compie otto anni. In questo periodo ci sono stati al massimo una decina di incidenti, di cui solo un paio gravi. Considerando che si stima un passaggio di circa 10mila persone all’anno (quindi circa 80mila persone in totale) significa che il progetto ha funzionato.
Le criticità sono state affrontate, discusse e nel tempo si è visto che molte preoccupazioni erano infondate. Nel complesso c’è una buona armonia tra il paese e questa realtà, e ne sono sicuro perché ci vivo. Probabilmente è questione di equilibrio: gli arrampicatori non sono così tanti da creare problemi, e il paese è ampio, con parcheggi e spazi distribuiti. Le persone si sparpagliano nel weekend e quindi non c’è un impatto concentrato o invasivo.


Giulio
RispondiEliminaEccellente articolo,grazie Marco.
Io propogo che questo articolo di Marco diventi il Manifesto della Ferrata. Siamo in molti paesani e foresti a fare la ferrata e non conosciamo la sua storia, la sua origine. Sarebbe bene affigere il manifesto in ogni percorso che ci porta alla ferrata. In Piazza , sui parcheggi, campo sportivo,commune, incrocio strada dei Lucca maso Stefani.