L'assuefazione al male
La risposta è brutale nella sua semplicità: l’orrore non scandalizza più. È stato digerito, normalizzato, reso compatibile con la vita quotidiana. Il crimine non è più un’eccezione che spezza l’ordine delle cose, è diventato lo sfondo permanente. Un rumore di fondo.
I potenti lo sanno. E sanno soprattutto che non verranno toccati. Non perché siano intoccabili in senso assoluto, ma perché nessuno li toccherà. La folla non sale più sulle barricate: cambia canale. Ed è proprio per questo che oggi certe verità possono emergere. Non perché il sistema stia cedendo, ma perché ha capito di poter reggere anche la verità, svuotata di ogni conseguenza.
Un tempo si diceva che se la gente avesse saputo, avrebbe reagito. Oggi la gente sa. E non reagisce. Sa degli abusi, dei traffici, delle perversioni che abitano i piani alti del potere, ma non li sente più come una ferita propria. Li osserva come si guarda un documentario disturbante: con disgusto, forse, ma anche con distanza. “Terribile”, pensa. Poi scorre oltre.
La rivelazione non libera più. Intrattiene. L’uomo comune non difende i colpevoli e non li giustifica: li subisce. È troppo stanco per indignarsi, troppo occupato a sopravvivere per ribellarsi. Mutuo, lavoro precario, ansia costante: la ruota del criceto gira senza sosta, e intanto tutto il resto passa. La propaganda non chiede più di credere, chiede solo una cosa: non fare nulla.
Non siamo più alla banalità del male. Siamo alla sua normalità. Non serve più nasconderlo, basta che non interrompa il flusso delle serie TV, delle breaking news, della cena pronta sul tavolo.
Questa è la società che l’Occidente ha costruito: vede tutto, sa tutto, capisce tutto… e non muove un dito. Vuota di senso, disidratata di umanità, addestrata all’impotenza.
Il problema non è il silenzio.
Il problema è l’assuefazione.
Don Chisciotte
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