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L'abbandono


Ci sono parole che possiedono una gamma di colori: non hanno un solo significato, ma possono averne diversi. Abbandono è senz’altro fra queste.

Può avere un’accezione negativa, come quando diciamo: “Sono stato abbandonato”, e il riferimento è a quel senso di solitudine che interviene ad avvolgerci, quando la presenza di una persona per noi significativa viene meno.

Il lutto è una forma di abbandono. Resta la desolazione, il ritrovarsi depauperati di una presenza, o di una relazione. Mi ritrovo desertificato, riconsegnato alla crudeltà della solitudine. Abbandono allora diventa sinonimo di vuoto.

C’è però una seconda possibilità di utilizzo di questo termine, come quando diciamo: “ho abbandonato” qualcosa. Si può trattare di un’abitudine nociva, di un vizio che toglie libertà, di un modo di pensare e di sentire che sa di vecchio, di malato, di opprimente. L’abbandono, in questo caso, ha il risvolto della leggerezza che quel vuoto regala. Come una libertà aggiunta, una salute ritrovata, grazie a quel mio atto coraggioso e decisivo.

Ma il termine abbandono conosce un colore ancora: nel significato di: “mi affido, mi consegno, lascio fare”.

Decido che non siano le mie risorse l’unico mezzo per portare avanti il mio percorso; scelgo che sia la grazia, l’aiuto di Dio. Scelgo, insomma, di affidarmi a lui.

L’abbandono in questo caso non è qualcosa di passivamente subito, ma è voluto, desiderato, anche preparato.

Non ci si arriva all’improvviso a questa disposizione interiore così importante e decisiva. Occorre un itinerario, lungo quanto la vita, per giungere a intuire che sta nell’abbandonarsi fra le mani buone di Dio il segreto della nostra disposizione di fede.

Lascio fare a te, o Dio: lascio che sia proprio tu il grande protagonista della mia umana avventura. E io, insieme con te. Non davanti, ma mano nella mano con Te. Con la mia libertà rimessa all’azione ricca di energia e di dolcezza del tuo Spirito.

Mi abbandono alla tua azione, e desidero che questa sia la mia disposizione di ogni mia giornata, di ogni istante.

Domani inizia la Quaresima: un tempo per crescere nello spirito interiore dell’abbandono.

Quel colore intenso e puro, che ricorda l’alba di un giorno nitido e sereno. Di un giorno ricco di luce.

Monache Agostiniane

Rossano Calabro




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