E provare a sforzarci di pensare?

 


Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’IDIOZIA ed esalta l’ignoranza. 

Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: SEMPLIFICANO. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri. 

Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.

Umberto Eco

Commenti

  1. Ben tornata carla e Gianni o visto adesso che si è accesa la fiamma son contento sempre avanti

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  2. Giulio
    Come lo dico spesso abbiamo tutti il diritto di pensare! Diventa un lusso di poterlo fare, e cosi! Sono sorpreso delle non reazioni a l’articolo qui sopra scritto da Umberto Eco. Per me e un poema asomiglia alla poésia di Pablo Neroda ( Lode alla vita) che ci indicava come vivere in un mondo che non va bene.Quando Umberto Eco scrive i social media non informano ,eccitano,non spiegano SEMPLiFICANO.Per loro tutto sembra normale: Le guerre,la violenza, la poverta, ectt....E sempre stato difficile battersi contro, pero adesso bisogna avere una idea eroica per essere contro una societa che ci vuole tutti stupidi.L’ho gia scritto "I giornalist non rapportano i fatti politici! Fanno la Politica. Diceva Umbrto Eco che i social hanno dato la parola a legione di imecilli che prima parlavano al Bar, ma non facevano nessun male alla societa,si poteva subito farli tacere, adesso hanno lo stesso diritto di parola che un Nobel.

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