Capo o Leader?
Questa attesa passiva non nasce dal nulla. Viene coltivata fin dall’infanzia, quando ci abituiamo all’idea che qualcuno “più grande”, “più competente” o “più potente” sappia cosa è giusto per noi. A scuola, nel lavoro, nella politica, nella religione: ovunque si rafforza il messaggio che l’ordine viene dall’alto e che il nostro ruolo è obbedire, adattarci, aspettare. Così la responsabilità personale diventa un peso scomodo, qualcosa da evitare, e la libertà si riduce a una parola vuota.
Il leader-salvatore è una figura comoda. Ci solleva dall’ansia di scegliere, dal rischio di sbagliare, dal conflitto che nasce quando si prende posizione. Ma è una comodità che ha un prezzo altissimo: la rinuncia al proprio potere. Ogni volta che aspettiamo che qualcun altro agisca al posto nostro, stiamo implicitamente dicendo di non essere in grado, di non avere voce, di non contare abbastanza. È così che si mantiene qualsiasi forma di dominio: non solo con la forza, ma con l’abitudine.
La verità scomoda è che nessun cambiamento reale arriva dall’alto se non c’è una spinta dal basso. I leader non “salvano” nessuno: al massimo interpretano, cavalcano o reprimono movimenti che già esistono. La storia lo dimostra continuamente. Quando le persone smettono di aspettare e iniziano ad agire, anche nel piccolo, allora le strutture di potere tremano. Quando invece restano in attesa, sperando nell’uomo giusto o nella figura carismatica di turno, il sistema può dormire sonni tranquilli.
Uscire da questa mentalità non è facile, perché significa disimparare. Significa accettare l’incertezza, la responsabilità, e anche la solitudine di chi non può dire “non dipende da me”. Ma è l’unica strada verso una libertà autentica. Non quella concessa, ma quella esercitata. Non quella promessa, ma quella praticata ogni giorno.
In fondo, smettere di aspettare il salvatore è un atto profondamente rivoluzionario. Vuol dire riconoscere che il problema ci riguarda, e che quindi la soluzione, almeno in parte, passa da noi. E questo è esattamente ciò per cui uno schiavo non è mai stato addestrato.
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