La misura della Bellezza.

Si può misurare la bellezza, l’armonia?

Ci hanno provato in tanti a trovare una regola fissa che servisse a creare e misurare la bellezza, anche se quest’ultima è normalmente intesa come valutazione molto soggettiva, i cui canoni sono perciò parecchio relativi.

È detta Sezione Aurea, o Rapporto Aureo, o Regola Aurea, o Numero Aureo… tanti nomi per una sola, magnifica costante matematica che, da secoli, cerca di dare una logica all’armonia. È insita nella Natura e l’uomo crede d'averla scoperta; vediamo un po’ che cos’è e qualche esempio di applicazione.

Cominciamo con la sua spiegazione matematica, semplificandola al massimo, giusto per dare l’idea. Prendiamo dunque un segmento (L) e lo dividiamo in due parti diseguali; ma non a caso, bensì facendo in modo che il tratto più corto (b) abbia un rapporto con quello più lungo (a) uguale al rapporto che (a) ha con l’intero segmento (L), ossia: [b:a=a:L] . La Sezione Aurea è perciò una costante rappresentata da un numero irrazionale con valore di 1,6180339887…, parente quindi del PiGreco o della sequenza di Fibonacci.

L’immagine che più spesso associamo a questa costante matematica si riferisce ad una sua evoluzione, ovvero il Rettangolo Aureo, che non è altro che un parallelepipedo costruito sulle proporzioni del Segmento Aureo, dove il rapporto fra il lato maggiore (a) e il lato minore (b) è uguale al rapporto fra il lato minore (b) e la differenza fra il lato maggiore e il minore. a:b=b:(a.b)

Il numero rappresenta quindi una costanza di rapporti, ma la cosa diventa interessante quando scopriamo che fin dall’antichità era considerato un canone di armonia e bellezza. Di sicuro i Greci, ma forse anche Babilonesi e Egizi conoscevano e applicavano questa costante. I primi ad documentarla pare siano stati gli appartenenti alla Scuola Pitagorica, ma a dargli uno dei suoi nomi è stato Fidia, il più celebre scultore dell’antichità ellenica. Fidia ne fece un’applicazione quasi ossessiva, specialmente nella costruzione del  Partenone di Atene. Peraltro è la Natura stessa a presentarci la Regola Aurea come un canone di bellezza. La segue la disposizione delle foglie e delle infiorescenze di alcune piante, la conchiglia del Nautilus e persino le galassie a spirale; c’è chi la rinviene anche nelle proporzioni del corpo umano. È dunque la Natura stessa che anticipa quella regola, anche se forse siamo noi umani che, osservando questi fenomeni naturali, ci abbiamo trovato una logica matematica, eleggendo questa costante a Regola Aurea. Perché, alla fine di tutto, è di questo che si tratta: la misura della bellezza e dell’armonia. In giro per il mondo e nei musei ci sono infinite opere in cui è possibile rintracciare questa proporzione.

Non è presente solo nel Partenone, ma anche in molte chiese medievali; nelle opere di pittori come Giotto o Cimabue. Anche nella Monna Lisa di Leonardo da Vinci e nel suo famoso Uomo Vitruviano. Non solo in antico, pure nella nostra epoca contemporanea la Regola Aurea ha trovato applicazione in diverse forme d’arte. Qui la Sezione Aurea è una fonte di ispirazione e non una regola, tuttavia rappresenta un buon punto di partenza per rappresentare quei rapporti armonici che possono andare anche sotto il semplice nome di bellezza.



Commenti

  1. Gianni, come sempre, sei chiaro e didascalico: congratulazioni

    RispondiElimina

Posta un commento