La Vita è movimento
Facciamo finta di non sapere che le cose cambiano, che tutto si muove, anche quando noi restiamo fermi.
Eppure, se ci guardassimo intorno, lo vedremmo chiaramente: la vita è movimento.
La natura cambia ogni giorno, le stagioni, la luce, il corpo, i volti.
Niente resta uguale. È così che la vita respira. Ma noi no.
Noi cerchiamo di bloccare tutto, di congelare i momenti, le persone, perfino le emozioni. Come se fermando le cose potessimo sentirci al sicuro.
Ci hanno insegnato che la stabilità è il sinonimo della felicità.
Che chi resta è più affidabile di chi cambia, che chi tiene duro è più forte di chi lascia andare.
E così cresciamo credendo che il movimento sia pericoloso, che sposti gli equilibri e che porti via quello che amiamo.
Non ci insegnano che invece è proprio nel cambiamento che c’è la vita, e che tutto ciò che smette di muoversi, piano piano, muore.
Da piccoli guardiamo gli adulti ripetere sempre gli stessi gesti, tenere tutto com’è. Le loro abitudini diventano regole, la stessa tazza ogni mattina, le stesse frasi, gli stessi riti.
E da lì impariamo che muovere qualcosa anche solo un pensiero o un desiderio significa rischiare di rompere un equilibrio.
Così cresciamo associando il movimento alla perdita, e la stabilità al controllo.
E forse è proprio questo che ci terrorizza: l’idea di non avere più controllo. L’idea che la vita vada avanti anche senza chiedercelo.
Che le cose finiscano anche quando non siamo pronti.
Ma la verità è che la vita si muove comunque, anche se noi ci opponiamo. E ogni volta che cerchiamo di trattenerla, lei trova un modo per scorrere lo stesso, magari facendoci male, magari costringendoci a cambiare quando non volevamo.
Accettare il movimento non è facile. Affatto.
Richiede di disimparare quello che ci hanno detto, di restare dentro al cambiamento invece di scappare via. Richiede fiducia.
Fiducia nel fatto che non tutto ciò che finisce è una perdita, e che anche da ciò che cambia può nascere qualcosa di buono.
Si può cominciare dalle cose piccole.
Dall’accorgersi che non serve forzare le cose a restare uguali. Che possiamo lasciare che un’amicizia si trasformi, che un sogno cambi direzione, che una parte di noi si sposti altrove.
E che va bene così.
A volte serve qualcuno che ci accompagni, una terapia, uno spazio dove poter dire le cose come sono, senza paura. Perché solo quando diamo voce a ciò che ci muove dentro, smettiamo di esserne spaventati.
E poi, un giorno, succede qualcosa.
Ci accorgiamo che non stiamo più cercando di trattenere tutto.
Che lasciamo andare non per stanchezza, ma per comprensione.
Capiamo che la vita non ci toglie, ma ci trasforma. E che non possiamo fermarla senza fermare anche noi stessi.
E quando cominciamo a vederla così, succede una cosa ancora più grande: iniziamo davvero a sentirla. A gustarla, a viverla in ogni sfumatura, nel bene e nel male.
Perché capiamo che anche il dolore, anche i cambiamenti più stravolgenti, anche quelli che ci fanno a pezzi, fanno parte dello stesso movimento. E se riusciamo ad inserirli in quella prospettiva, diventano più sopportabili. Perché smettono di essere ingiustizie, e tornano ad essere vita.
E allora anche il corpo che cambia, le rughe, le malattie, le perdite, le trasformazioni... tutto assume un senso diverso. Non più viste come accanimenti della vita o come punizioni, ma come passaggi. Come parte del ritmo naturale delle cose.
Eh sì, può sembrare una filosofia facile da dire. Ma la verità è che non abbiamo scelta. Perché la vita scorre lo stesso, anche se noi non vogliamo. E se proviamo a viverla come qualcosa di inaccettabile, la sprechiamo. La sprechiamo nel tentativo inutile di trattenere ciò che non può essere trattenuto.
Tanto la vita va comunque. E allora tanto vale imparare a scorrerci dentro. Con tutte le paure, le perdite e le meraviglie che può offrirci.
Perché solo così, davvero, possiamo dire di averla vissuta.
D.ssa V. Scoppio


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