Il maggio di un tempo che fu...
In quegli anni, maggio non era solo un mese sul calendario; era un appuntamento fisso per l'anima e per la comunità. Non appena l'imbrunire cominciava a rinfrescare l'aria dopo le prime giornate calde, nei cortili, davanti alle edicole votive dedicate alla Madonna o nelle piccole chiese di paese, iniziava un sommesso sgranare di rosari.
La preparazione del "maggio"
C’era sempre una vicina di casa, spesso una nonna dallo sguardo dolce e dalle mani nodose, che si prendeva cura dell'altarino. Una tovaglia bianca ricamata a mano, un’immagine della Vergine e tanti vasi di vetro (spesso vecchi barattoli di marmellata) riempiti con i fiori raccolti nei giardini nel pomeriggio: rose, pampini di vite, rami di lillà.
Il sussurro delle avemarie
Ci si ritornava a riunire dopo cena. Le donne portavano le sedie impagliate direttamente da casa, gli uomini restavano spesso un passo indietro, a capo chino, tenendo il cappello in mano. Noi bambini venivamo catapultati in quel mondo di adulti: all'inizio faticavamo a stare fermi, rapiti dalle lucciole che cominciavano a danzare nei campi, ma poi venivamo cullati dal ritmo monotono e ipnotico delle preghiere.
Quel brusio di voci, quel coro alternato tra chi guidava la preghiera e chi rispondeva, aveva il potere di calmare ogni ansia della giornata. Era il battito del cuore del paese.
Più di una preghiera: una comunità
Finito il rosario, e dopo il canto del "Nome dolcissimo" o dell'"Andrò a vederla un dì", nessuno scappava subito a casa. Era quello il momento in cui ci si scambiava le notizie, si commentava il lavoro nei campi, ci si accertava della salute di un vicino malato. Il Rosario di maggio era il social network di un’epoca in cui per stare insieme bisognava guardarsi negli occhi.
Oggi quei cortili sono spesso silenziosi e le edicole votive lungo le strade sembrano rimaste sole. Eppure, ogni volta che maggio ritorna e l'aria si riempie del profumo dei primi fiori, è impossibile non provare una stretta al cuore. Resta la nostalgia per quella fede semplice, radicata e condivisa, capace di trasformare un angolo di strada in un santuario e un gruppo di vicini in una grande famiglia.
La casetta in campagna

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